Una rimonta che vale tre punti pesantissimi per la Gelbison. La formazione cilentana, sotto di due reti all'intervallo, è riuscita a ribaltare la sfida del Marcello Torre, imponendosi per 3-2 sulla Paganese al termine di una ripresa completamente diversa rispetto ai primi quarantacinque minuti. Al termine della gara, l'allenatore Massimo Agovino ha analizzato le scelte tattiche che hanno permesso alla sua squadra di cambiare volto alla partita.
«Nel secondo tempo abbiamo trovato la chiave della partita»
La gara sembrava indirizzata in maniera netta dopo il primo tempo, con la Paganese avanti 2-0 grazie a due reti di pregevole fattura. Agovino ha riconosciuto le difficoltà incontrate dalla Gelbison nella prima frazione, sottolineando però la reazione della squadra dopo l'intervallo.
«C'è stata una partita subito in salita. Dopo quattro minuti ci hanno fatto un eurogol, roba veramente che si vede forse su altri campi. Abbiamo preso l'altra mazzata tremenda con un nuovo eurogol e la partita sembrava veramente ormai che fosse sfuggita di mano», ha spiegato il tecnico.
La svolta è arrivata con il cambio di modulo e alcune modifiche agli interpreti: «Nel secondo tempo abbiamo aggiustato qualcosa, siamo passati al 4-4-1-1 perché nel primo tempo, pur non facendo malissimo, ci voleva un giocatore che legasse un poco il gioco. Abbiamo deciso di mettere Bes (Balla,ndr) sotto punta, di fare entrare Simeri che venisse un po' a legare il gioco e lì abbiamo trovato, secondo me, la chiave della partita».
La Gelbison ha quindi aumentato il livello di pressione, alzando il baricentro e impedendo alla Paganese di costruire con la consueta fluidità: «Abbiamo alzato un po' gli esterni, abbiamo alzato un po' con le pressioni, hanno cominciato a buttare palloni avanti e lì ho sperato che cambiasse qualcosa».
Secondo Agovino, la differenza tra le due frazioni è stata evidente: «Mi sono accorto dopo pochi minuti che era un'altra Paganese e lì abbiamo fatto la partita. Secondo tempo penso che l'abbiamo fatta noi, primo tempo l'abbiamo subita».
Una vittoria che il tecnico considera particolarmente significativa: «Questa è una squadra forte, oggi qui abbiamo fatto un risultato secondo me straordinario, non credo che a Pagani si venga a fare punti con questa squadra».
Un calendario subito in salita
Agovino ha poi ripercorso il difficile avvio di stagione della Gelbison, sottolineando la qualità degli avversari affrontati nelle prime giornate e le difficoltà legate al turnover.
«Il calendario della Gelbison è stato tremendo. Qui ci siamo fatti la prima giornata subito un derby con l'Afragolese, poi siamo andati a Trastevere, poi ci è capitato il mercoledì il Budoni e poi mi è toccata quarta e quinta fuori casa la Sarnese e Paganese», ha ricordato l'allenatore.
Il tecnico ha quindi evidenziato come la rosa sia ancora in fase di costruzione e abbia bisogno di tempo per trovare la giusta amalgama: «Noi siamo una buona squadra, ma non è che siamo la corazzata. Non abbiamo i cambi che ha fatto la Sarnese. Mi sono fatto tre partite sempre quasi con la stessa formazione».
Una situazione che, secondo Agovino, è legata anche al rinnovamento dell'organico: «Non è stato conservato lo zoccolo duro dell'anno scorso. Noi abbiamo riconfermato tre o quattro giocatori, è una squadra nuova e ha bisogno di tempo».
«Una grande reazione da uomini veri»
Il momento decisivo della partita è stato individuato dall'allenatore nell'atteggiamento mostrato dalla Gelbison dopo il gol che ha riaperto la gara.
«Abbiamo avuto la fortuna di fare il 2-1 e lì la partita si è riaperta alla grande. Non speravo in un pari, non speravo in una vittoria, questo lo devo dire, però c'è stata una grande reazione da uomini, da uomini veri», ha sottolineato Agovino.
Una risposta che il tecnico attendeva soprattutto dai giocatori più esperti: «Quella che mi aspettavo quando domenica scorsa alla Sarno ho detto mi aspetto qualcosa dagli over, non dagli under. Finalmente ho avuto questo tipo di risposta».
Pressione alta e maggiore aggressività
Agovino ha spiegato nel dettaglio cosa sia cambiato nella ripresa, individuando nella pressione più alta, nella compattezza e nella maggiore aggressività gli elementi che hanno messo in difficoltà la Paganese.
«Forse nel primo tempo siamo rimasti troppo bassi, ci hanno palleggiato sotto al naso, però nel secondo tempo alzando le pressioni mi sono accorto che li potevamo mettere in difficoltà».
La Gelbison ha quindi modificato il proprio atteggiamento: «Quando siamo stati più propositivi, quando siamo stati più aggressivi, più corti, più compatti, li abbiamo messi veramente in grande crisi».
Il tecnico ha comunque riconosciuto anche il contributo degli errori commessi dalla Paganese: «È chiaro che abbiamo vissuto anche sugli errori della Paganese, ci mancherebbe».
Ma, secondo Agovino, il successo non è arrivato soltanto per effetto degli episodi: «La squadra ci ha messo del suo per ribaltarla, non è che ha aspettato che piovesse la fortuna dal cielo. La squadra l'ha cercata poi alla fine una vittoria».
La scelta di cambiare modulo
Il tecnico ha poi spiegato le ragioni che lo hanno portato a modificare l'assetto tattico dopo l'intervallo, passando al 4-4-1-1 e affidando a Bes il compito di agire alle spalle della punta.
«Non avevo più niente da perdere. La cosa che mi interessava di più era cercare comunque di legare il gioco, perciò ho fatto sotto punta Bes. Avevo bisogno di uno che mi desse proprio la possibilità di legare il gioco e non soltanto andare in attacco diretto».
Una scelta che, nella lettura dell'allenatore, ha rappresentato la vera svolta della sfida: «Lì abbiamo trovato secondo me proprio la soluzione. Ripeto, con un pizzico poi magari di fortuna, non lo so, però lì è stata proprio la chiave di volta per ribaltarla».
Agovino ha ammesso che la situazione di svantaggio ha contribuito a spingerlo verso un atteggiamento più coraggioso: «Forse la disperazione mi ha spinto al coraggio».
Una Gelbison più verticale
Nel corso della conferenza è stato sottolineato anche il cambio di identità mostrato dalla Gelbison rispetto alla squadra allenata da Agovino nella precedente esperienza a Pagani. Il tecnico ha spiegato di non voler essere vincolato a un'unica idea di gioco.
«Tutti si aspettano sempre questo grande palleggio, questo grande possesso che facevo qui a Pagani, la palla veramente a volte sembrava di giocare a calcetto. Però tante volte ti capita una squadra che certe cose non sono più riproponibili e tu devi essere bravo e sensibile a cambiare cose».
Da qui la scelta di sfruttare maggiormente la verticalità e le caratteristiche degli attaccanti: «Quando una squadra non nasce di palleggio e ti nasce magari che gli piace il gioco in verticale, perché poi ce l'ho qualche giocatore di gamba davanti per poter strappare, per poter fare le cose di stampo Liverpool quando c'è la Coppa, magari provo a fare pure quello».
«La Paganese è una squadra che mi piace da morire»
In chiusura, Agovino ha parlato anche del prossimo impegno della Paganese contro la Sarnese, avendo affrontato entrambe le squadre nel giro di pochi giorni.
Il tecnico della Gelbison ha evidenziato la profondità della rosa della Sarnese, ma ha espresso parole particolarmente positive anche nei confronti della formazione azzurrostellata e del lavoro di Raffaele Novelli.
«Per me sono due squadre forti. La Sarnese ha dei cambi fantastici, ha gente che in Serie D fa i capitani di altre squadre. È una squadra forse sicuramente nei cambi, nella rosa, superiore alla Paganese».
Agovino ha però voluto sottolineare le qualità della formazione azzurrostellata: «La Paganese è una squadra che a me piace da morire, una squadra che gioca, una squadra che sa quello che fa. In campo si vede. Faccio i complimenti al mister per questo».
Una vittoria, dunque, che assume un peso importante per la Gelbison, capace di reagire a un doppio svantaggio e ribaltare una partita che sembrava ormai compromessa. Per Agovino, il 3-2 del Marcello Torre rappresenta soprattutto la risposta caratteriale di un gruppo chiamato a crescere e trovare continuità dopo un avvio di stagione particolarmente impegnativo.
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